Un esperimento divulgativo

Partiamo del retroscena: da Febbraio faccio parte di una squadra di studenti di Biotecnologie dell’Università degli Studi di Trento, con cui parteciperó all’edizione 2013 di “iGEM”.

iGEM (international Genetically Engineered Machine) è una competizione internazionale di biologia sintetica in cui squadre di studenti universitari (iscritti a corsi di lauera triennale e magistrale) realizzano un progetto basato sull’ingegnerizzazione genetica di un organismo (E. coli, B. subtilis, S. cerevisiae,…) per uno scopo ben preciso.

La squadra di Trento dell’anno scorso (2012) ha realizzato un batterio in grado di ripulire statue e monumenti semplicemente crescendoci sopra, rimuovendo lo strato scuro di solfato di calcio (CaSO4) che tende a deturparli.

L’obiettivo della squadra di quest’anno (2013, Cit.) è, invece, rendere un batterio in grado regolare la maturazione della frutta (accelerandola o rallentandola) senza peró entrarvi in contatto, ma tramite la produzione di gas da parte del batterio stesso.

Arriviamo al punto. iGEM richiede, tra le altre cose, che ogni squadra svolga delle attività di «Human practice». Ovvero che valuti l’aspetto sociale, etico e legale del sistema che sta sviluppando.

Per valutare l’aspetto sociale, un Giovedì mattina (22/08/2013) siamo andati al mercato di Trento per proporre ai passanti un breve sondaggio (5 domande) sulla frutta.

Ammetto di essermi divertito moltissimo, soprattutto perché inizialmente nessuno aveva neanche “un minuto da dedicarci”. Quindi, abbiamo scoperto che iniziare dicendo che “siamo studenti universitari” fermava più persone e gridare che “NON VOGLIAMO VENDERLE NULLA NÉ CHIEDERLE SOLDI” convinceva tutti tranne i più timidi e i più indaffarati.

Ritengo che sia stato molto bello anche perché l’argomento (frutta) ha suscitato interesse quasi in tutti e, al termine del sondaggio, ci fermavamo a spiegare il processo di maturazione della frutta (su cui probabilmente farò un breve post nelle prossime settimane) a chi interessato. Le reazioni alla spiegazione variavano da «Che fico!», «Quindi come per i kiwi!» a «Visto che abbiamo imparato qualcosa a fermarci!?» e «Lo spiegherò alle mie figlie!!!». Inoltre due simpatiche signore, sentendo parlare di banane e altri frutti, ci hanno fermati per chiederci di cosa stessimo parlando proprio perché interessate all’argomento.

Insomma, questo esperimento è riuscito a strapparci più di un sorriso e varie soddisfazioni.